In ricordo del Dott. Trasino

Ci sono persone che entrano nella tua vita in punta di piedi e ci restano per sempre. Per noi il Dottor Trasino è stato questo.

È stato uno dei fondatori della nostra “Casetta” e, da allora, non ha mai smesso di esserci. Non con le parole, ma con la presenza, con i gesti, con il tempo che ci ha donato e con l’amore che ha sempre riservato ai nostri bambini…e il rispetto nei nostri confronti.

A chi non lo conosceva poteva sembrare un “omone” severo, capace di intimorire i più piccoli con la sua sola presenza. Ma noi abbiamo avuto il privilegio di conoscere il suo cuore: un cuore immenso, generoso, delicato, che sapeva prendersi cura degli altri con una dolcezza rara. È stato un medico straordinario, un neonatologo di quelli che lasciano un segno nella vita delle persone. Ma, ancora prima, è stato un Uomo straordinario. Di quelli che oggi sembrano sempre più difficili da incontrare.

La nostra Casa porterà sempre un pezzo di lui. Ogni sorriso di un bambino, ogni storia che qui continua a nascere e a crescere, parlerà anche del bene che ci ha voluto e di tutto quello che ha costruito insieme a noi. Grazie, Dottore per aver creduto in questa Casa fin dal primo giorno. Grazie per esserci stato davvero. Grazie per tutto il bene che hai seminato.


Ci mancherai immensamente.

Con affetto e profonda gratitudine,
Le educatrici, i bambini e tutta la famiglia dell’Abbraccio

Lettera ai volontari agosto 2026

Il logo della nostra associazione è composto da due figure geometriche azzurre in campo bianco; una sfera parzialmente avvolta da una semiluna emiruotata, sempre della stessa tonalità di azzurro, che sembra abbracciarla.

E’ intuitivo che la sfera rappresenta il bambino, centro e soggetto principale di tutta la nostra attività. La semiluna rappresenta invece tutte le persone che ruotano attorno al bambino per accudirlo, proteggerlo e …. abbracciarlo. Si tratta delle suore, delle educatrici, dei volontari ma anche di tutti coloro che operano per il funzionamento della Associazione donando il loro lavoro, la loro professionalità, il loro impegno ad organizzare eventi promozionali, a cercare fondi e sovvenzioni o elargire donazioni.

In questa calda estate vorrei però proporre un’altra immagine capace di suggerire spunti di riflessione. L’immagine che spesso mi viene in mente pensando ai bambini che accogliamo è quella di un ponte. Si tratta di un ponte tra una esperienza di vita ed una situazione famigliare che è stata interrotta (temporaneamente o per sempre) ed una nuova situazione che spesse volte deve ancora strutturarsi, definirsi, stabilizzarsi ed essere vissuta.

Noi rappresentiamo il ponte, non solo temporale, una finestra di pochi o tanti mesi, ma soprattutto strutturale con il quale vengano rimarginate piccole o grandi esperienze lesive, nel quale venga garantita una crescita ed uno viluppo psico-fisico ottimale, nel quale esperienze sensoriali positive rappresentino un elemento nutrizionale della mente, nel quale le parole cura, attenzione, affetto ed amore vengano sempre non solo declinate a parole ma concretamente vissute.

Quanti tipi di ponti vengono alla nostra mente; in pietra e a dorso ampio, di legno, di cemento e mattoni, di ferro ed anche di corde come i ponti sospesi del Tibet. Noi pensiamo ad un ponte moto stabile e sicuro nel quale la sicurezza e stabilità sono garantite dalla scelta dei materiali e da un’ottima progettazione. Come i ponti romani in pietra che ancora resistono dopo più di duemila anni.

Per quanto riguarda la progettazione siamo in netto vantaggio poiché Chi ha ispirato e guidato la realizzazione del ponte era ed è un grande Architetto che abbiamo voluto sempre ricordare nella seconda parte del nome della nostra Associazione.

Per quanto riguarda i materiali, questi siamo noi; tutti i componenti dell’Associazione e soprattutto le educatrici ed i volontari che operano a diretto contatto con i bambini. Negli ultimi anni abbiamo assistito a profondi cambiamenti sia nella tipologia e nelle caratteristiche dei soggetti che ospitiamo (con l’ingresso di bambini e non solo neonati) sia nei volontari stessi.

I volontari della “prima ora”, quelli che hanno potuto continuare il servizio, hanno dovuto adattarsi, rimodularsi, aggiornarsi e “reinventarsi”, altri, per mutate esigenze personali e famigliari, hanno dovuto lasciare l’impegno attivo restando pur tuttavia legati a noi non solo per i ricordi ma in modo indissolubile per il cuore. I nuovi volontari hanno dovuto imparare iniziando il lavoro in un momento particolarmente difficile o per lo meno complesso quando la vecchia struttura è diventata piccola ed inadatta ad accogliere bambini di età troppo differente, con esigenze dissimili e nel contempo assistere alla realizzazione della nuova struttura che deve essere resa operativa con tutti i temporanei disagi e le incertezze proprie del cambiamento.

In questo scenario i volontari sono chiamati con particolare urgenza a garantire il loro aiuto con autentico spirito di servizio, con atteggiamenti collaborativi e propositivi ma nello stesso tempo con spirito di sopportazione e di sacrificio perché “donare” non è sempre facile e tanto meno sempre piacevole alla stregua di un gratificante divertimento.

Le pietre del ponte però sopportano sia il peso del transito che la gioia della luce che le illumina con i riflessi dell’acqua che scorre sotto di loro.

Buon ferragosto, Ezio

Temporaneamente

Temporaneamente è un avverbio che spesso usiamo contestualizzandolo in diverse situazioni.

Per i bambini, ad esempio, viene usato per comunicare loro che “temporaneamente” andranno a dormire dai nonni o dagli zii perché papà e mamma hanno qualche importante impegno che può protrarsi per giorni o semplicemente devono andare ad una cena che prevede una lunga serata con amici.

Quell’avverbio rassicura sostanzialmente due cose; la prima che si tratta di una soluzione temporanea e quindi racchiusa in un breve arco di tempo e la seconda, ancora più importante, che la nuova situazione in cui verranno a trovarsi è assolutamente simile a quella di casa, anzi e spesse volte, nettamente migliore perché si sa che i nonni tendono a viziare e colmare i bambini di ture quelle attenzioni speciali che a casa, nella quotidianità non sarebbero possibili.

Noi nella casa di accoglienza de L’Abbraccio, accogliamo temporaneamente i bambini, neonati o infanti che temporaneamente non possono stare nella loro famiglia. I morivi di questo impedimento possono essere tanti e con svariate connotazioni: temporaneamente noi accogliamo, accudiamo e proteggiamo questi bambini nell’attesa che possano far rientro nella lor famiglia originaria (situazione in assoluto migliore), in una famiglia affidataria o, situazione auspicabile, adottiva.

In quel soggiorno temporaneo è compito degli educatori e dei volontari (i cosiddetti zii e zie) colmare le lacune affettive, medicare le ferite inferte dal dolore, dalle criticità più o meno urenti in cui s sono trovati, protagonisti o spettatori. In quel soggiorno temporaneo dobbiamo ricostruire, rinfrancare e aiutare. Temporaneamente diventa allora un momento imperdibile, estremamente importante e spesso insostituibile di cui hanno grandissimo bisogno.

Il nostro teatro di Sinio APS

Sinio è un piccolo paese delle Langhe che annovera non più di 400 abitanti. La Compagnia “Il Nostro Teatro di Sinio APS” nasce come “Compagnia della Pro-Loco di Sinio” il 15 agosto 1981 nel corso di una “Vijà paisan-a piemonteisa”: ai primi quattro coraggiosi amanti del teatro, si sono aggiunti, nel corso degli anni, diversi altri attori dilettanti (nell’organico si sono già avvicendate un centinaio di persone) che hanno calcato le scene di tantissimi teatri e piazze piemontesi e liguri, aggiudicandosi anche premi e riconoscimenti in importanti festival regionali. Ha messo in scena, dai suoi inizi ad oggi in tutto il Piemonte ed in Liguria oltre 2200 spettacoli.

Nei primi tempi lo sguardo è stato rivolto soprattutto al glorioso teatro piemontese della seconda metà dell’ 800 (Baretti, Garelli, Monticini) per aprirsi poi ad autori contemporanei ed alla ricerca di testi che, con opportune rivisitazioni, potessero essere il più possibile rappresentativi del mondo e della vita di oggi, fino ad arrivare alle sperimentazioni delle commedie scritte in gruppo (“Gratacù”) o da Oscar Barile che dal 1996 si è inventato il “mestiere” di scrittore di testi per il teatro dialettale piemontese (siamo a quota 28 commedie scritte e messe in scena). Una sezione della compagnia si è cimentata anche con testi in italiano (Cechov, Campanile, Calvino, Feydeau, Wilde, Fenoglio).

Fin dai suoi albori, la Compagnia è stata attenta alle esigenze di chi ha più bisogno e ha collaborato con tante istituzioni per la messa in scena di spettacoli a scopo benefico, con l’approvazione e di tutti i componenti della compagnia che, anzi, segnalano sovente questa o quella iniziativa che necessita di aiuto e collaborazione.

Quando Ezio Fulcheri e la moglie Marina ci hanno fatto conoscere L’Abbraccio di don Orione e la sua meritoria attività a favore dei bambini più soli e bisognosi di cure, ma soprattutto di amore e di affetto per poter crescere con serenità, è stato un colpo di fulmine. Ne abbiamo parlato in una delle nostre riunioni ed è scattata unanime ed immediata la volontà di essere loro vicini anche da lontano: allo scopo dedicammo una delle nostre rassegne annuali per far conoscere al nostro pubblico l’attività dell’“Abbraccio…”. Con il validissimo aiuto di tutti i componenti della compagnia e in particolare di Mirella, nostra socia ed ex attrice della compagnia, una rassegna viene proposta ormai da alcuni anni anche al Teatro Moretta di Alba, con il coinvolgimento gratuito di altre compagnie amiche. La risposta del pubblico è stata come sempre incoraggiante per l’interesse suscitato da quella casa e da quelle persone che, sulle colline di Genova, si dedicano con tanta disinteressata dedizione ai più piccoli. Lo scorso anno, quando alcuni di noi hanno trovato un’occasione per andare a trovarli, l’innamoramento che già ci aveva colti, è riuscito a contagiarci ancor di più e a spingerci a raccontare e a far conoscere ancor di più agli altri soci e a tutto il pubblico quest’avventura che ormai ci coinvolge insieme con tanti altri nella vicinanza e nella solidarietà all’ “Abbraccio di don Orione”.

Quel che noi facciamo, ce ne rendiamo conto, è una goccia nel mare, ma il mare è fatto di tante piccole gocce ed è importante mantenere viva la speranza, la speranza di potersi aiutare l’un l’altro, nel modo che più ci è consono. Pensiamo che, oggi, in mezzo a tante guerre, conflitti, distruzioni che sempre, tra le loro prime vittime annoverano bambini, possa essere un segnale, un grido pacato, ma sicuro e deciso che richiede pace, giustizia e solidarietà.

Auto sicura

La nostra associazione ha ottenuto da Fondazione Carige nell’ambito del progetto “Progetto auto sicura” il contributo per il noleggio per tre anni di una nuova auto.

Il nuovo mezzo di trasporto è la Fiat Grande Panda in foto.

La nuova auto più capiente e sicura di quella precedentemente in dotazione ormai obsoleta consente di rispondere alle esigenze dei neonati e/o bambini che per godere di un modello di vita protetto ma non isolato devono essere accompagnati all’asilo nido piuttosto che a partecipare alla vita delle piccole aggregazioni che via via si vengono a costruire e fanno parte del progetto di inclusività e integrazione.

Ringraziamo la Fondazione Carige per la tempestività e la gentilezza dimostrata.