Il logo della nostra associazione è composto da due figure geometriche azzurre in campo bianco; una sfera parzialmente avvolta da una semiluna emiruotata, sempre della stessa tonalità di azzurro, che sembra abbracciarla.
E’ intuitivo che la sfera rappresenta il bambino, centro e soggetto principale di tutta la nostra attività. La semiluna rappresenta invece tutte le persone che ruotano attorno al bambino per accudirlo, proteggerlo e …. abbracciarlo. Si tratta delle suore, delle educatrici, dei volontari ma anche di tutti coloro che operano per il funzionamento della Associazione donando il loro lavoro, la loro professionalità, il loro impegno ad organizzare eventi promozionali, a cercare fondi e sovvenzioni o elargire donazioni.
In questa calda estate vorrei però proporre un’altra immagine capace di suggerire spunti di riflessione. L’immagine che spesso mi viene in mente pensando ai bambini che accogliamo è quella di un ponte. Si tratta di un ponte tra una esperienza di vita ed una situazione famigliare che è stata interrotta (temporaneamente o per sempre) ed una nuova situazione che spesse volte deve ancora strutturarsi, definirsi, stabilizzarsi ed essere vissuta.
Noi rappresentiamo il ponte, non solo temporale, una finestra di pochi o tanti mesi, ma soprattutto strutturale con il quale vengano rimarginate piccole o grandi esperienze lesive, nel quale venga garantita una crescita ed uno viluppo psico-fisico ottimale, nel quale esperienze sensoriali positive rappresentino un elemento nutrizionale della mente, nel quale le parole cura, attenzione, affetto ed amore vengano sempre non solo declinate a parole ma concretamente vissute.
Quanti tipi di ponti vengono alla nostra mente; in pietra e a dorso ampio, di legno, di cemento e mattoni, di ferro ed anche di corde come i ponti sospesi del Tibet. Noi pensiamo ad un ponte moto stabile e sicuro nel quale la sicurezza e stabilità sono garantite dalla scelta dei materiali e da un’ottima progettazione. Come i ponti romani in pietra che ancora resistono dopo più di duemila anni.
Per quanto riguarda la progettazione siamo in netto vantaggio poiché Chi ha ispirato e guidato la realizzazione del ponte era ed è un grande Architetto che abbiamo voluto sempre ricordare nella seconda parte del nome della nostra Associazione.
Per quanto riguarda i materiali, questi siamo noi; tutti i componenti dell’Associazione e soprattutto le educatrici ed i volontari che operano a diretto contatto con i bambini. Negli ultimi anni abbiamo assistito a profondi cambiamenti sia nella tipologia e nelle caratteristiche dei soggetti che ospitiamo (con l’ingresso di bambini e non solo neonati) sia nei volontari stessi.
I volontari della “prima ora”, quelli che hanno potuto continuare il servizio, hanno dovuto adattarsi, rimodularsi, aggiornarsi e “reinventarsi”, altri, per mutate esigenze personali e famigliari, hanno dovuto lasciare l’impegno attivo restando pur tuttavia legati a noi non solo per i ricordi ma in modo indissolubile per il cuore. I nuovi volontari hanno dovuto imparare iniziando il lavoro in un momento particolarmente difficile o per lo meno complesso quando la vecchia struttura è diventata piccola ed inadatta ad accogliere bambini di età troppo differente, con esigenze dissimili e nel contempo assistere alla realizzazione della nuova struttura che deve essere resa operativa con tutti i temporanei disagi e le incertezze proprie del cambiamento.
In questo scenario i volontari sono chiamati con particolare urgenza a garantire il loro aiuto con autentico spirito di servizio, con atteggiamenti collaborativi e propositivi ma nello stesso tempo con spirito di sopportazione e di sacrificio perché “donare” non è sempre facile e tanto meno sempre piacevole alla stregua di un gratificante divertimento.
Le pietre del ponte però sopportano sia il peso del transito che la gioia della luce che le illumina con i riflessi dell’acqua che scorre sotto di loro.
Buon ferragosto, Ezio