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Riflessioni di una Volontaria...

Ebbene sì .….  nell'arco di un mese, dal 25 Marzo al 24 Aprile, i primi due uccellini hanno lasciato il nido... hanno preso il volo sorretti dalle ali di Mamma e Papà, e i loro lettini vuoti sono pronti ad accogliere altri beccucci affamati d'amore. Al di là delle immagini, davvero "alate"! e della commozione inevitabilmente connessa, a noi Volontarie che abbiamo seguito fin dall'inizio queste prime avventure resta la coscienza di una "missione compiuta", portata a termine con successo e che ci dispone nel modo migliore ad affrontare le prossime.

Ho vissuto questa esperienza, peraltro sempre condivisa, in modo veramente profondo, e due osservazioni mi si sono imposte, di cui vorrei far parte a tutte noi, per sentire se trovano eco anche in altre, se possono far da trampolino ad una verifica sempre più feconda..La prima è che nel nostro piccolo mondo, così pieno di dedizione e di amore, c'è tuttavia una parola che resta "tabù". Questa parola è "mamma". Questi bambini, che noi coccoliamo, accudiamo, trastulliamo e amiamo, con tutto il coinvolgimento e il pluralismo del caso! - sono SENZA MAMMA.  E' un dato di fatto, è così. Quando li lasciamo, per tornare alle nostre case e alle nostre normali occupazioni , ecco che secondo il nostro modo di sentire ripiombano - non è vero! - ma lo percepiamo così - nella loro condizione di "orfanelli".  

Quando si profila all'orizzonte la soluzione della loro vicenda, quando si annuncia quella famiglia che è destinata ad accoglierli , nelle nostre gole finalmente si gonfia, questa è letteralmente la parola, quel nome che è stato sempre sottaciuto e espunto, MAMMA, e che adesso possiamo articolare per ciascuno di loro, perché diventa vero, perché è il compimento del loro destino, perché è quello che fin dal primo giorno avremmo voluto dargli...ed è estremamente LIBERATORIO, proprio per noi, poter dire "mamma e papà ti portano a casa", o - magari anche in tono di minaccia! - "adesso viene la mamma e te la vedi con lei!"  quando fanno i capricci...Torniamo a casa, e non ci lasciamo più alle spalle gli "orfanelli". Il nostro tramite è compiuto, ha avuto successo. La seconda osservazione nasce direttamente dalla prima.

In tutte e due queste prime occasioni, le Suore (di loro e della loro insostituibile e impareggiabile dedizione parlerò un'altra volta!) ci hanno riferito che i bambini hanno stabilito immediatamente un rapporto profondo con i genitori adottivi, che vengono ripetutamente a trovarli prima di portarli con sè. Lì per lì mi è sembrato quasi un finale di maniera, una cosa che "andava detta"...un politically correct

Ma poi ho capito che invece è proprio così, e me ne sono anche data una ragione, e ho pensato anche che questo è la prova ulteriore, se ce ne fosse bisogno! della bontà di questa iniziativa che attraverso noi Volontari dà a questi bambini tutte le attenzioni e gli stimoli di cui hanno necessità, mantenendo - questo è il punto - LA GIUSTA DISTANZA. Questi bambini non sono nostri e non lo diventeranno. Nell'amore - perché è amore - che gli diamo c'è un elemento di riserva che non ha ragione di sussistere in chi si accosta loro per farli propri, per dare loro il nome, per dedicare ad essi la vita.

Questa è genitorialità, e i bambini lo sentono. Fin dalla prima volta, i genitori adottivi si accostano loro così, ed essi lo riconoscono, e rispondono in maniera altrettanto personale ed intensa. Si alza il sipario su una storia d'amore che non ha nulla da invidiare a nessun'altra...anzi.

Leggetevi sul sito le poesie di una di queste mamme. 

Marina

 
 
 

 

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