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Progetto pilota per l’accoglienza di neonati a rischio nel primo semestre di vita

Premessa
L’Ordine degli Psicologi della Liguria è stato invitato, dall’Associazione L’Abbraccio di Don Orione, a redigere un progetto pilota per una struttura di “sosta breve” (Casa di Accoglienza Quezzi), alternativa all’ospedalizzazione, che ospita neonati dell’età di 0-6 mesi, separati alla nascita dalla madre per decisione del Tribunale per i Minorenni di Genova.

L’obiettivo è quello di fornire al neonato che non può continuare l’esperienza con la madre biologica, le cure sostitutive necessarie per un’esperienza emozionale di interazione affettiva che lo metta al riparo da rischi evolutivi che lo svantaggio iniziale produrrebbe e, soprattutto, quello di ottimizzare il primo semestre di vita del neonato, considerato che la sua permanenza presso la struttura non si protrarrà oltre, in quanto non si intende in alcun modo ricreare la chiusa e antica realtà del brefotrofio.


Introduzione
Da alcuni decenni, gli studi e le ricerche nel campo della Psicologia, della Neuropsichiatria e della Psicopatologia, oltre ad altre scienze affini, stanno sempre più orientandosi verso le fasi iniziali della vita e dello sviluppo psicofisico del bambino. I risultati di questi studi confermano sempre più l’importanza che ricopre, oltre all’aspetto genetico, l’ambiente nel quale sin dall’inizio l’individuo
nasce e cresce.

Oggi sappiamo che dopo la nascita, lo stesso sviluppo del cervello è condizionato dalle esperienze sociali e affettive primarie ed anche che esperienze precoci positive di attaccamento, possono condizionare l’espressività del patrimonio genetico. Il neonato è pronto per incontrare l’altro, un altro che lo aiuti a crescere e a porre le basi tra lui e il mondo. Indispensabile è soprattutto l’interazione tra neonato e adulto, indispensabile è che egli sia nella mente di chi l’accudisce e non soltanto tra le sue braccia.

Tra alternanze di tensione e di calma, il neonato vive esperienze ricche perché guarda, ascolta, annusa, assaggia, si sente toccato, abbracciato, tenuto. Egli organizza gli stimoli che riceve, imparando a dare significato a ciò che percepisce attraverso l’adulto che lo accoglie e traduce i suoi bisogni in un dialogo complesso di gesti ed emozioni, oltre che di parole.

È in questo modo, in una relazione precoce stabile e rassicurante, che il neonato può sentirsi pensato, prima di riuscire a pensarsi, può condividere le sue emozioni e potrà conservare, in quel magazzino speciale che è la memoria infantile, quelle esperienze positive che costituiranno la
base sicura per la costruzione di sé e del mondo esterno.

In mancanza della relazione privilegiata che la sola madre biologica è in grado di costruire in modo completo, quando l’ambiente espone il neonato ai gravi disturbi dell’adulto o all’assenza prolungata di cure significative o a veri e propri abbandoni, egli attiva difese che annullano il contatto con quello che lo circonda, soffoca le sue emozioni e diventa inaccessibile, rassegnato, indifferente.

Contrariamente a quanto si è a lungo ritenuto, i sintomi depressivi e/o ansiosi in questa fascia d’età non sono sempre transitori, ma anzi si prolungano, con modalità diverse, in tutto l’arco vitale.

La sfida di ogni struttura che ospita bambini e, in particolar modo neonati, dovrebbe essere anche quella di assicurare relazioni stabili e continue con un numero limitato di persone: le cure quotidiane del piccolo diventano occasioni privilegiate per costruire la relazione. Attraverso cure di buona qualità e l’esperienza interattiva di buona disponibilità emotiva, il bambino sperimenta un sentimento di sicurezza e diventa così capace di sviluppare relazioni affettive autentiche verso la costruzione di sé.


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E’ evidente quindi, l’importanza dell’impegno del personale volontario, a cui spetta il ruolo di figura di attaccamento temporaneo. Il volontario è il più esposto all’intensità dei movimenti emotivi che il neonato suscita, alla difficoltà di comprendere ciò che comunica, alla scelta delle risposte da
fornire.

Per questo motivo si ritiene indispensabile che il personale che opera con il neonato sia parte integrante di un processo di formazione/sostegno che contribuirà a sviluppare il progetto.

Considerata l’età dei piccoli ospiti (0-6 mesi) e l’importanza del sostituto materno nei primi mesi di vita, i requisiti fondamentali del volontario appaiono essere:

  • La motivazione
  • La capacità relazionale/affettiva
  • La disponibilità di tempo


È necessario infatti verificare, rispetto alla prima, che essa non nasca dal bisogno di compensare vissuti di vuoto o perdita o dal bisogno di autogratificazione attraverso la relazione con l’altro. E’ indispensabile inoltre che il V. sia consapevole che si tratta di un rapporto “a termine”, i frutti del quale saranno goduti dall’altro.
Sarà utile anche, quindi, verificare la capacità di tollerare la frustrazione della separazione. Circa la capacità di comunicare affettività, essa è indispensabile per sviluppare nel neonato la capacità di attaccamento.

Quanto alla disponibilità di tempo, sarebbero necessarie, almeno nei primi tre mesi, 3/4 ore consecutive al giorno, per evitare che più di due/tre persone si occupino dello stesso bambino.

Sarebbe opportuno che anche una figura maschile fosse disponibile per alcune ore.


Si è ipotizzato, in ordine alla selezione:

  • un incontro preliminare con il gruppo dei volontari
  • un colloquio individuale di ciascuno con due psicologi
  • un gruppo (quattro persone) di lavoro/discussione [per verificare la capacità dicomunicazione, di lavorare in gruppo, la socializzazione, ecc…]

si prevede, inoltre, per i Volontari selezionati:

  • un incontro di informazione/formazione ed
  • incontri periodici di confronto e discussione fra gli operatori


si ritiene utile, infine, la costituzione di un gruppo di coordinamento dei volontari.


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L’importanza data alla creazione del legame conduce anche ad avere particolare attenzione al momento delle dimissioni dalla struttura.
Si sottolinea la necessità che sia l’adulto con cui il bambino ha instaurato un rapporto privilegiato a curare il passaggio nell’ambiente familiare che lo accoglierà definitivamente. Tale passaggio non dovrà essere precipitoso e dovrà prevedere tappe successive di adattamento, fino all’instaurarsi di
nuove relazioni, per non tradursi in esperienza traumatica di abbandono.


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Relativamente ai piccoli ospiti, inoltre, potrebbe essere utile in particolari casi che vengano fornite al Volontario informazioni-base sulla storia della gestazione, il suo stato di salute attuale, la possibilità di ricongiungimento con la madre e/o i tempi di inserimento in famiglia affidataria o
adottiva.