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Un anno di esperienza nell’accoglienza dei neonati..

Un anno di esperienza nell’accoglienza dei neonati e l’emergente esigenza di accoglienza del nucleo madre-bambino. L’ Associazione l’ Abbraccio di Don Orione è sorta per far fronte a difficoltà gravi in cui versano alcuni neonati prima di essere posti in affido temporaneo o in adozione. Per molto tempo il problema non era stato affrontato perché di fatto questi bambini soggiornano protetti e curati in strutture ospedaliere che garantiscono loro una cura ed un'assistenza ineccepibili.

Purtroppo è il concetto stesso di permanenza in struttura ospedaliera che crea il disagio. Il momento magico relativo ai primi mesi di vita è particolarmente delicato perché il neonato deve svilupparsi, conoscere, fare esperienze e crescere vedendo, toccando, odorando ascoltando e gustando; il bambino deve potersi svagare, distrarsi e riprendere attenzione, giocare, essere toccato ed abbracciato, uscire sul passeggino all'aria aperta, guardare colori e assaporare il profumo della vita.
Molti sforzi vengono oggi fatti dagli organi pubblici preposti perché la permanenza nel reparto di neonatologia sia ridotta a qualche giorno cercando in questo modo di dare al più presto al neonato una sistemazione quanto più simile a quella definitiva dell'adozione o l’adozione stessa. In alcuni casi particolari purtroppo la permanenza non è breve ed il soggiorno si protrae invece per mesi.

Per comprendere a fondo la problematica e le ragioni di tali ritardi nella risoluzione dei singoli casi occorre ricordare che il drastico e risoluto non riconoscimento del neonato ad opera della madre rappresenta, quasi per paradosso, una condizione favorevole alla immediata adozione del bambino. Altre situazioni ed altri casi più difficili non consentono invece una soluzione in tempi brevi. I neonati figli di madri tossicodipendenti o affette da qualsiasi forma di dipendenza farmacologica o non, ad esempio, richiedono soggiorni prolungati in ambienti sicuri e capaci di mantenere standard di assistenza garantiti. I nati da madri esse stesse minori o bisognose di cure o di valutazioni per malattie psichiatriche rappresentano poi un ulteriore grave problema.

A queste situazioni deve essere aggiunto il problema, non secondario, dei neonati partoriti a Genova da madri residenti in Liguria e che si sono trasferite nel capoluogo solo per eccezionali contingenze o particolari stati di salute. In queste situazioni, come ovvio, in assenza di un sostegno familiare, si aggiungono problemi ai problemi, divenendo allora tutti troppo gravosi e complessi per essere sopportati e risolti da persone già fortemente provate.

Occorre infine ricordare che il Tribunale dei Minorenni svolge la propria attività nella continua ricerca del benessere del neonato e delle condizioni più adatte alla sua vita; per tali motivi necessita, in taluni casi, di tempo per ottenere la soluzione migliore e non doversi accontentare invece  di quella più rapida. L’opera del Tribunale stesso e degli psicologi dedicati a queste tematiche si esplica anche nel tentativo di recupero della figura materna e paterna oltre che nella difficile opera di valutazione dell’idoneità della singola coppia di potenziali soggetti pronti per l’adozione. Lo studio della madre e delle potenzialità di espressione della maternità sicura, consapevole e matura, nella valutazione personalizzata caso per caso, sono un obiettivo importante e talora molto difficoltoso che non può essere condizionato dalla fretta. Il servizio a fianco dei minorenni pone la casa di Quezzi di fatto a servizio potenziale della Liguria tutta.

In questo contesto si inserisce L’ Associazione, sorta nel dicembre 2006,  fondata al fine di sostenere un progetto finalizzato all’ accoglienza di neonati che si trovino in stato di difficoltà  per problematiche familiari e/o genitoriali  a causa delle quali vengono posti sotto tutela del Tribunale dei Minorenni immediatamente o poco dopo la loro nascita e pertanto permangono “ricoverati” nei nidi dei reparti di ostetricia dove sono venuti alla luce.
La prima parte del progetto prevedeva la realizzazione di una casa atta ad accogliere questi neonati in un ambiente il più possibile simile a quello familiare, in modo che il bambino potesse ricevere tutto l’ affetto e il calore umano che giocoforza non può essere garantito in un ambiente ospedalizzato come è un nido di ostetricia.
Il 22 giugno 2008, sulle alture di Quezzi, è stata inaugurata la casa di accoglienza e nel settembre successivo è giunto il primo piccolo ospite, con ciò realizzando la prima parte del progetto. La struttura viene gestita dalla Suore Piccole Missionarie della Carità e in essa operano, oltre alle Suore stesse, personale qualificato (educatori) e un folto gruppo di volontari.

Il secondo obiettivo, ancora in fase di progettazione,  prevede la realizzazione di  una comunità alloggio per mamme in difficoltà che garantisca  non solo un tetto ove vivere, ma anche sostegno morale, psicologico e socioeconomico, offrendo, a seconda delle situazioni e del tipo di disagio, la possibilità di essere sostenute e guidate nelle processo di recupero e/o di riscatto del proprio ruolo di genitore.

Il progetto prevede la ristrutturazione di un edificio situato a poca distanza dalla casa di accoglienza dei neonati al fine di creare una comunità alloggio; verranno realizzati in una stessa struttura locali di uso comune (stanze per colloqui, ambulatorio medico, soggiorno di accoglienza ospiti, cucina), stanze per mamma e bambino e miniappartamenti indipendenti adatti ad accogliere anche interi nuclei familiari. In tale struttura, sempre sotto la guida delle Suore Piccole Missionarie della Carità di Don Orione, operatori qualificati e volontari guideranno la mamma o anche entrambi i genitori nel  cammino di recupero o di consolidamento del loro ruolo genitoriale attraverso tutti gli interventi che potranno essere ritenuti necessari.

Così, ad esempio, saranno possibili incontri guidati con il neonato nelle situazioni ove sia ipotizzabile il recupero della figura materna (come accade nel rifiuto del neonato per depressione o causa apparentemente immotivata);  nei casi di dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool la madre potrà essere seguita senza essere del tutto allontanata dal proprio figlio, o,  ancora, potrà  essere verificata nei progressi e nelle evoluzioni psicologiche, attitudinali e comportamentali in casi di disturbi psicologici o franche malattie psichiatriche. Anche le mamme a loro volta minorenni e senza una famiglia che possa esser di supporto in una situazione così delicata potranno essere accolte e guidate nel raggiungimento di una piena consapevolezza della propria maternità.

Tale obiettivo si inserisce in quello più ampio di promozione della cultura della vita in ogni sua manifestazione.
Promuovere la vita vuol dire innanzitutto promuovere le condizioni umane migliori a tutela della procreazione e della maternità nella consapevolezza  che solo una maternità protetta diviene segno di una civiltà progredita sul piano sociale ed umano.

Marina Gualco