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La natalità in Liguria

di Roberto Carloni, Agenzia Regionale Sanitaria – Regione Liguria

I nuovi nati registrati in Liguria nel 2009 sono stati 12.329, di cui 6221 maschi e 6108 femmine; tale dato è ormai stabile dal 2006, periodo in cui è stata superata la soglia delle 12000 unità. La nostra Regione, oltre a detenere il primato dell’indice di vecchiaia più elevato d’Italia, occupa nella graduatoria nazionale il penultimo posto per natalità, con un tasso pari a 7,56 nuovi nati per 1.000 abitanti/anno (tasso natalità nazionale: 9.54), con un numero medio di figli per donna in età feconda pari a 1,19.

 

Di seguito vengono riportati alcuni dati riguardanti la natalità e la salute materno infantile estratti dal Profilo di salute dei Liguri, pubblicato nel Marzo 2009 sui Quaderni dell’Agenzia Regionale Sanitaria. Dall’analisi delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) e dei Certificati di assistenza al parto (CeDAP) è stato possibile misurare i diversi indicatori di salute, aggiornati in parte all’anno 2007; tramite il confronto di alcune misure fornite dall’Istat per gli anni precedenti è stato inoltre possibile ricostruirne l’andamento nel tempo.

 

Età materna al momento del parto

Analogamente a quanto accade nel resto del Paese, anche in Liguria si osserva il fenomeno del progressivo innalzamento dell’età materna al momento del parto; in particolare, nel 2005 l’età media della donna al parto ha raggiunto i 32,06 anni (Fig. 1). Sebbene l’età più elevata della madre di per sé può rappresentare un rischio per molte patologie ostetrico-ginecologiche, nella nostra regione non si rilevano particolari problematiche correlate con tale potenziale fattore di rischio.

 

Taglio cesareo

E’ unanimemente riconosciuto che il ricorso al taglio cesareo sia una procedura sovra-utilizzata nei paesi industrializzati, fenomeno legato più ad una scelta personale, piuttosto che essere conseguenza di reali indicazioni mediche. In Liguria la percentuale di parti cesarei è progressivamente aumentata nel tempo, passando dal 25,3% del 1995 al 34,8% registrato nel 2005, con un incremento di circa 9,5 punti percentuali in 10 anni. Sebbene i dati non siano del tutto confrontabili, dall’analisi dei CeDAP del 2007 tale percentuale pare ancora aumentata, raggiungendo il 36.5%: vengono infatti enumerati 3698 tagli cesarei su di un totale di 10137 parti registrati da donne residenti in Liguria. Sebbene l’età elevata non costituisca di per se un’indicazione al parto cesareo, si nota come la proporzione di parti cesarei aumenti con l’aumentare dell’età materna, passando dal 25.5% registrato nelle donne tra i 20 ed i 24 anni di età, al 49.7% nelle over 40; analizzando la distribuzione per età dei 3698 parti cesarei riportati nel 2007, si calcola comunque che più del 56.8% di questi è stato effettuato in donne di età inferiore ai 35 anni.

 

Abortività spontanea

In base ai dati forniti dall’Istat, contrariamente all’andamento nazionale in cui si continua a registrare un aumento dell’abortività spontanea, nella nostra regione il fenomeno sembra tendere verso la diminuzione almeno fino al 2005; in particolare, i casi di dimissione per aborto spontaneo registrati in Liguria nell’anno 2005 sono stati 1.232, cui corrispondeva un rapporto standardizzato di abortività spontanea pari a 88,25. Analizzando l’andamento nel tempo del rapporto specifico di abortività spontanea si evidenzia un trend in diminuzione, particolarmente accentuato per le donne di età >45 anni.

 

Abortività volontaria (IVG)

Secondo i dati SDO, nell’anno 2007 nella nostra Regione sono state registrate 3.774 IVG con un tasso grezzo di abortività volontaria pari a circa 11,2 per mille, sovrapponibile a quello misurato nel 2005. Dal confronto con gli anni immediatamente precedenti il fenomeno può considerarsi stabile, dopo la progressiva riduzione cui si è assistito a partire dagli anni Ottanta, probabile espressione di un crescente sviluppo dei servizi territoriali e consultoriali . Il tasso standardizzato di abortività dal 1980 al 2005, si è infatti dimezzato passando dal 22.1 del 1980 all’11.8 del 2005. Osservando l’andamento dei dati scomposti per cittadinanza si evidenzia invece un progressivo e costante aumento del ricorso all’IVG, anche ripetuta, tra le donne straniere Nelle nostre strutture attualmente più di 1/3 (40.06%) delle IVG vengono effettuate da donne migranti. Il fenomeno è probabilmente da ascrivere al fatto che la maggior parte delle donne immigrate non ha ancora intrapreso un percorso analogo a quello delle donne del mondo occidentale, per cui l’IVG resta ancora l’unico mezzo di controllo della propria fertilità. Inoltre, la non infrequente condizione di clandestinità contribuisce ad aumentarne ulteriormente il disagio, soprattutto laddove i servizi territoriali ed ospedalieri non siano sufficientemente integrati nel condurre programmi ed azioni di informazione mirati alla salute riproduttiva.

 

Mortalità infantile e neonatale

Il tasso di mortalità infantile è considerato un parametro molto importante in quanto indicatore essenziale del livello di sviluppo di un paese in relazione alle sue caratteristiche sanitarie, sociali ed ambientali. Negli ultimi 10 anni si è verificata una generale riduzione della mortalità infantile, meno evidente nelle regioni del Sud. Il netto e progressivo miglioramento di tutti gli indicatori di salute neonatale ed infantile è l’espressione non solo di migliorate condizioni socio-economiche, ma anche di una accresciuta evoluzione tecnologica delle modalità di assistenza al parto e della tutela della salute materno infantile nel suo complesso. La Liguria, assieme a Toscana e Sardegna, mostra un tasso di mortalità infantile tra i più bassi in Italia, con un decremento costante nel tempo (Fig. 2).

 

 

 

Relativamente alla natimortalità, vale a dire il decesso avvenuto in epoca gestazionale dopo la 28a settimana, basandosi sui dati forniti dal Database SDO del 2007, si sono registrati 37 parti di feti non vitali su 10.165 nati vivi, corrispondenti ad un tasso di natimortalità pari a 36,4 x 10.000.