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Gravidanza e maternità: desiderio, accettazione, rifiuto

Un bambino ha il diritto di essere accolto con amore, di essere accudito nel migliore dei modi, di essere aiutato a crescere, di essere ascoltato con disponibilità, attenzione e sensibilità... Lucia Spada Psicologa – psicoterapeuta Genova

 

Un bambino ha il diritto di essere accolto con amore, di essere accudito nel migliore dei modi, di essere aiutato a crescere, di essere ascoltato con disponibilità, attenzione e sensibilità...   in realtà, sappiamo che questo diritto non viene sempre rispettato. Si parla tanto di maternità, paternità, genitorialità, ma credo che non sia sufficiente per  garantire ai piccoli della nostra civiltà avanzata di giungere  alla luce nel migliore dei modi...sono convinta che oltre a parlare è anche indispensabile fare, agire ed educare ad una responsabilità  più reale da parte di tutti.

 

Il mio intervento vuol essere solo un momento di riflessione, partendo da dati di realtà quotidiana..in questi giorni si parla di maltrattamento, abuso, infanticidio...e sappiamo ormai che troppo spesso sono i genitori i carnefici dei bambini.

 

Gravidanza  e  maternità sono spesso idealizzate e considerate ora esperienze scontate nella vita dell'individuo, ora panacea di tutti i mali (quanti infatti ancora ritengono che l'arrivo di un figlio sani i conflitti della coppia?) o esperienze necessarie per crescere. (come se i ruoli fossero invertiti: il piccolo fa crescere i grandi e non viceversa)..

 

Desiderare un figlio è spesso cosa ben diversa dall'accettare la gravidanza; così come desiderare una gravidanza è spesso cosa ben diversa dal volere un bambino.... eppure l'una e l'altra fase -desiderio di gravidanza e desiderio di maternità -sono indispensabili per il benessere futuro del piccolo.

 

l' evento nascita  giunge  in un determinato momento della vita ma è parte del lungo processo di crescita e maturazione dell'individuo.

 

È  una “crisi evolutiva” cioè un passaggio ad una fase più matura dello sviluppo.

 

Avere un figlio, soprattutto il primo, è la più importante crisi evolutiva dell'adultità poiché il confrontarsi con la propria capacità procreativa significa acquisire la capacità  di prendersi cura,responsabilmente, di un altra persona.

La differenziazione vera dai genitori- che ci hanno accudito-  avviene diventando genitori a propria volta.

Oggi  avere un figlio coincide con il diventare adulto, poiché questa tappa non è più marcata dal matrimonio e dal conseguente abbandono della casa d'origine (molti giovani infatti, sperimentano l'andare a vivere per proprio conto, pur restando figli dipendenti,psicologicamente e economicamente, molto tempo prima del matrimonio o della convivenza)

 

Diventare genitori è transizione chiave dell'adultità anche per il suo carattere di permanenza: se un partner lascia la coppia il sistema viene meno, se un membro si allontana dalla famiglia questa continua ad esistere comunque.

 

I tempi di maturazione del corpo non coincidono con i tempi di maturazione socio-psico-affettiva.

 

Se il corpo femminile è in grado di procreare fin dall'adolescenza, la capacità di occuparsi in modo appropriato di un'altra persona si costruisce solo con il passare degli anni e con un lavoro complesso che necessita di elaborazioni e adattamenti maturativi progressivi..

Madri non si nasce ma si diventa....aggiungerei anche che lo si diventa sempre più man mano che lo si sperimenta (sappiamo che spesso i secondi e i terzi figli hanno genitori più esperti e più sereni dei primogeniti...

 

l'anno scorso in un altro breve incontro con voi avevo parlato dell'importanza dei primi mesi di vita del neonato, della relazione costruttiva con la madre.

La capacità di interagire con il proprio figlio viene costruita lungo la vita ma si consolida durante la gravidanza. La gravidanza è un tempo indispensabile alla preparazione, all'attesa, alla costruzione di un immaginario che contempli il bambino che verrà, all'adattamento e accettazione del cambiamento, alla graduale costruzione del legame primario. È indispensabile per riorganizzare la propria vita , per realizzare in modo diverso l'equilibrio fra lavoro, rapporti sociali, vita di coppia...

 

la gravidanza riattiva le esperienze relazionali con la propria madre e con la coppia dei genitori. Sappiamo che la scelta del partner e la vita sessuale dipendono infatti da come è stata introiettata la relazione con il padre e quella tra padre e madre.

 

Il desiderio di un figlio può rappresentare il bisogno narcisistico di provare che il proprio corpo funziona come quello della propria madre oppure può vedere prevalente la disponibilità a prendersi cura o occuparsi di un bambino.

 

Quando viene accertata la gravidanza sono diverse le emozioni e i sentimenti sperimentati dalla donna

gioia, timore, incertezza, senso di realizzazione, paura di non farcela...ma anche rifiuto delle responsabilità che verranno...per non parlare di stati depressivi profondi che rivelano psicopatologie...

l'avvicinamento al bambino come oggetto di investimento affettivo è graduale e progressivo e si sviluppa accanto alla capacità della donna di avvicinamento e graduale pre-occupazione per un altro essere diverso da sé.

 

La gravidanza segna una crisi, un passaggio, un cambiamento e non sempre i cambiamenti sono accettati, non sempre sono facili.

Quello che fa la differenza sono le modalità di entrata, superamento e uscita dalla crisi ... tutte queste fasi concorrono a determinare la capacità di costruzione dell”assetto materno

è evidente che quando le esperienze precedenti, quelle dell'infanzia e non solo, sono carenti o addirittura dolorose, la gravidanza non sarà vissuta in modo costruttivo o verrà percepita come un passaggio ad un fase ancor più problematica o disorganizzante.

Il bambino che verrà, già visto e sentito, immaginato con gli occhi della fantasia diventerà un bambino reale difficile da accudire e da guidare perchè sarà un altro da sé che rimanda a sofferenze antiche.

 

Veniamo a noi, quando ci siamo incontrati l'anno scorso, stavamo per iniziare un'esperienza speciale con i neonati in difficoltà.... oggi l'ambizione e lo sforzo è quello di preparare alla nascita future madri che hanno sperimentato un'esistenza più complessa della media e che desiderano un figlio ma fanno fatica a prepararsi a riceverlo, oppure hanno voluto un figlio o quantomeno ne hanno accettato l'arrivo ma non sono ancora pronte a tenerlo con sé da sole, a proteggerlo e accudirlo nel modo più corretto.

Il rifiuto della gravidanza porta per lo più all'interruzione e a pesanti conseguenze sulla possibilità futura di diventare una madre appagata

il rifiuto di un bambino invece può portare all'abbandono o peggio...ed è per questo che dobbiamo attivarci tutti per un futuro migliore.